Gallipoli

GALLIPOLI: IL VOTO DI UN CROCIATO


Siamo a circa 3-4 km da Gallipoli, la “Città bella”, nelle campagne una volta facenti parte della zona paludosa de “li Foggi”, solcata da un fosso chiamato Canale dei Samari. E proprio in prossimità di questo fosso sorge l’omonima Chiesa di San Pietro dei Samari, che ci ricorda la tradizione petrina di Gallipoli. Secondo la tradizione San Pietro, dopo essere approdato nei lidi gallipolini, celebrò messa, battezzò e nominò il discepolo  San Pancrazio (poi martirizzato a Taormina), primo Vescovo di Gallipoli. In ricordo di tale opera di evangelizzazione, in prossimità di tali luoghi, sarebbe poi sorta la Chiesa di San Pietro dei Samari.
L’edificio fu infatti edificato, in onore del passaggio di Pietro, dal cavaliere francese Ugo di Lusignano, di ritorno dalle Crociate, nel XII secolo. Tale origine  è testimoniata dall’epigrafe che corre lungo la facciata, a mo’ di cornicione superiore: “Hugo Lusignanus Crucesignatorum Dux E Palestina Redux Templum Hoc Ubi Divus Petrus E Samaria Ad Haec Litora Appulsus Pressit Vestigia Eidem Apostolorum Principi Sacrum A Fundamentis Excitatum Erexit”
Il Lusignano avrebbe fatto erigere la Chiesa come voto di ringraziamento per il ritorno dalle Crociate e come segno di devozione verso l’Apostolo approdato in quei lidi oltre mille anni prima. Ugo, infatti,  proveniva da una terra (Lusignan nei pressi di Poitiers) in cui il culto per San Pietro era diffuso e molto antico, tanto che al Principe degli Apostoli era dedicata la Cattedrale della sua terra d’origine (il Poitou). Ugo, inoltre, doveva anche espiare la colpa di aver depredato una delle Chiese dedicate all’Apostolo della sua terra, per la quale aveva subito la scomunica. Per tale motivo aggiuntivo sovvenzionò a proprie spese  la costruzione di un edificio cultuale nei luoghi in cui l’Apostolo era approdato.
La costruzione attuale è un ampliamento dell’edificio originario, al cui corpo primitivo centrale furono addossati perimetralmente vani di accoglienza per i numerosi pellegrini che vi si recavano, in cui si notano ancora  alcuni camini. Da qui si accede alla torre campanaria e al terrazzo degli ambienti perimetrali, sui quali si conserva smontata parte dell’iscrizione dedicatoria della facciata. Oltre ai corpi di fabbrica addossati, all’esterno si notano anche  le probabili stalle, ovvero alcuni ambienti con abbeveratoi. Durante il XVI secolo era, infatti, un luogo simbolo del Salento, perenne meta di pellegrini. L’esterno si caratterizza per numerosi segni di cava, in tutta l’area che precede e circonda l’edificio. Dall’esterno  si possono notare il grande arco, oggi murato, che un tempo faceva da ingresso al complesso ampliato, l’abside, archetti ciechi tipicamente romanici, le due cupole sommitali e la già citata torre campanaria. L’interno è ormai purtroppo completamente spoglio, privato di arredi e persino della pavimentazione; nessuna traccia del famoso dipinto raffigurante i Santi Apostoli Pietro e Paolo, del celebre artista gallipolino Giovanni Andrea Coppola (1592-1659). Aperta al culto fino al XIX secolo, oggi è comletamente puntellata, in quanto, ormai ridotta ad un rudere a causa di crolli recenti legati alle piogge torrenziali. Essa è stata in passato un pezzo importante nella vita civile di Gallipoli, che qui teneva un’importante fiera proprio il 29 Giugno, giorno in cui la Chiesa festeggia il Principe degli Apostoli.